Teoria di Wegener

La deriva dei continenti

Alfred Wegener deriva dei continenti (1880 - 1930), geofisico e meteorologo tedesco, sistemando in modo organico i dati acquisiti dagli studi precedenti, formulò la teoria della deriva dei continenti, che espose nel 1912 a Francoforte. I risultasti furono pubblicati nella forma completa nel 1915, nello scritto La formazione dei continenti e degli oceani, che ebbe revisioni successive fino al 1929. Wegener supponeva che 200 milioni di anni fa esistesse un unico grande continente, la Pangèa, circondato dall'oceano Panthàlassa, che si sarebbe suddiviso in blocchi. In realtà all'inizio la Pangea era distinta in due grandi blocchi: uno boreale, detto Laurasia e comprendente Nord America, Europa e Asia, e uno australe, detto Gondwana, comprendente Sud America, Africa, Antartide, Madagascar, India e Australia. Questi blocchi continentali avrebbero iniziato a migrare sulla superficie terrestre, comportandosi come delle zattere di sial (la crosta) che galleggiano sul sima (corrispondente al mantello) andando alla deriva. orogenesiA causa dell'attrito e della compressione della crosta sul sial, i bordi continentali si sarebbero incurvati originando le catene montuose. In particolare, lo spostamento delle Americhe verso ovest avrebbe formato le Ande e le Montagne Rocciose, mentre l'Himalaya si sarebbe sollevato durante il movimento del blocco indo-asiatico verso nord. L'uncino patagonico e le Antille, invece, sarebbero la conseguenza del ritardo di queste aree rispetto al blocco principale.La teoria era sostenuta da una vasta serie di dati geofisici, geologici, paleontologici e paleoclimatici.

Le prove sulle quali lo scienziato si è basato per avanzare le sue ipotesi sono basate sulla struttura dei continenti attuali: confrontandone i margini è possibile presupporne un'antica unione. Questa viene detta prova geografica. Le prove paleontologiche sono basate sullo studio delle tracce fossili di vita animale e vegetale, appartenenti alla stessa specie, presente sui vari continenti. Sono stati trovati resti fossili di un piccolo rettile (Mesosaurus) sia in Brasile che in Sudafrica e di una pianta (Glossopteris) in India, Australia e Antartide. La presenza di questi resti fossili in parti del mondo dimostra che in passato quelle aree, oggi così distanti, fossero contigue come evidenziato dalla teoria della speciazione. All'inizio del secolo, i paleontologi spiegavano la somiglianza tra le specie di animali e vegetali fossili rinvenute nei diversi continenti con la presenza di ponti continentali che dovevano collegare le diverse terre. Questi ponti sarebbero poi sprofondati in fondo agli oceani. Wegener, basandosi sulle evidenze geofisiche e sul principio dell'isostasia, mostrò l'impossibilità dell'esistenza di questi ponti naturali, giustificando la distribuzione delle specie viventi con il contatto che doveva esserci stato in passato tra i continenti. Le prove paleoclimatiche sono basate sul ritrovamento di rocce elaborate da ghiacciai in Africa, Brasile e India, luoghi dove attualmente non è presente un clima glaciale, mente sono stati trovati giacimenti di carbone in Antartide e in Australia. Solo riunendo i continenti nella Pangea e spostandoli più a Sud, le fasce paleoclimatiche riacquistano una disposizione coerente.

Il movimento dei continenti era causato, secondo Wegener, dalla rotazione terrestre e dalle maree provocate dall'attrazione lunare. Il non riuscire a offrire una spiegazione valida al movimento dei continenti, oltre a numerose altre eccezioni, portò la teoria di Wegener a non essere considerata degna di attenzione, ma aprì la strada verso la teoria della tettonica delle placche.