Fabrizio De Andrè

Oceano

Quanti cavalli hai tu ceduto alla porta
tu che sfiori il cielo col tuo dito più corto
la notte non ha bisogno
la notte fa benissimo a meno del tuo concerto
ti offenderesti se qualcuno ti chiamasse un tentativo.

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
ed un oceano verde dietro le spalle
disse "Vorrei sapere, quanto è grande il verde
come è bello il mare, quanto dura una stanza
è troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male "

Prova a lasciare le campane al loro cerchio di rondini
e non ficcare il naso negli affari miei
e non venirmi a dire "Preferisco un poeta,
preferisco un poeta ad un poeta sconfitto"

Ma se ci tieni tanto poi baciarmi ogni volta che vuoi.

 

 

 

 

 

 

 

Al piccolo Cristiano De Andre’, che in quel periodo aveva circa 12 anni, era molto piaciuta la canzone di De Gregori “Alice” e domandava insistentemente a tutti quelli che conosceva il perche’ Alice guardasse i gatti e non altre cose. Arrivato alla casa paterna in Sardegna per le vacanze estive, vi trovo’ De Gregori che stava appunto lavorando insieme al padre alle canzoni che poi sarebbero state incluse nell’ottavo album del cantautore genovese. Non gli sembro’ vero ed inizio’ a chiedere direttamente ed (incessantemente) all’autore: “ma perché Alice guarda i gatti?”. De Gregori non rispose mai a questa domanda, ma un giorno, mentre era seduto sul divano insieme a Fabrizio, disse a Cristiano che finalmente, lui e il papa’, avevano la risposta alla sua domanda. E gli fece ascoltare una versione acustica di Oceano: ” ed arrivò un bambino con le mani in tasca / ed un oceano verde dietro le spalle / disse “vorrei sapere quanto e’ grande il verde / come e’ bello il mare, quanto dura una stanza / é troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male”.