Fabrizio De Andrè

Il pescatore

All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.

E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.

Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.

E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
davanti agli occhi ancora il sole
dietro alle spalle un pescatore.

Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
è già il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.

Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.

Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

 

 

 

 

 

 

 

 

versione originale del 1970

 

 

 

 

 

Sono molte le interpretazioni attribuite a questa, che è sicuramente tra le più famose di Fabrizio. Non ultimo, l'intenso significato cristiano nello spezzare il pane e versare il vino come sottolineato nel libro di Paolo Ghezzi "Il Vangelo secondo De Andrè"

È una delle ballate più emblematiche del De André, per così dire, primordiale, una sorta di manifesto per i personaggi "fuori", cui si contrappone una volta di più la legge. L'incontro tra l'assassino e il pescatore avviene in maniera casuale e si consuma rapidamente, senza cerimonie e commenti, quasi nell'indifferenza; ma un'indifferenza di solidarietà e di sincerità che esulano dai comuni rapporti umani. L'assassino si qualifica subito per quello che è e manifesta i propri bisogni primari senza cortesie o diplomazie. La reazione dell'interlocutore è sorprendente: esaudisce i desideri dell'assassino senza paura, senza far domande e senza far questione di principio, come fosse naturale aver a che fare con un omicida. Si riscoprono così le condizioni umane più semplici al di là di ogni convenzione e fanno capolino i ricordi dell'infanzia, dell'età dei giochi quando forse non c'era bisogno di trovare difese per far fronte al mondo. L'arrivo dei gendarmi, forse gli stessi che hanno impietosamente cacciato Bocca di rosa da Sant'Ilario, lascia impassibile il protagonista, che non si degna neppure di rispondere ed è già ripiombato nel suo sonno pomeridiano. La strofa finale coincide con quella iniziale e sta ad indicare un tempo non trascorso o comunque rimosso. [Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, pp. 61-62]